PERCHÈ UN IMPERATORE AUSTRIACO È DEGNO DI ESSERE BEATIFICATO:
UNA PROSPETTIVA AMERICANA

di: Br. Nathan Cochran, O.S.B.

INTRODUZIONE

“Sei un monarca”
“Perché un americano si preoccupa di un Imperatore austriaco?”
“La tua famiglia è austriaca?”

Nell’ambito della promozione della beatificazione dell’Imperatore Carlo I, mi è spesso capitato di sentire queste domande e molte altre simili. Il più delle volte, chi pone domande di questo tipo è un cittadino austriaco oppure un fautore del vecchio impero austro ungarico; spesso sono anche miscredenti che non capiscono cosa possa esserci di tanto speciale riguardo a Carlo I.

Le domande possono essere abbastanza innocenti, ma dimostrano come la storia dell’Imperatore Carlo non sia stata raccontata troppo spesso, né abbia valicato i confini dei suoi territori. Nei libri di storia in America – come in molti libri austriaci – il regno dell’Imperatore Carlo è spesso menzionato solamente con una scarna nota a fondo pagina. La sua importanza è tuttavia molto più imponente rispetto a quella espressa dagli storici o specialmente da coloro che potrebbero non essere totalmente senza pregiudizio. Dico questo perché se si avesse familiarità con la storia dell’ultimo Imperatore degli Asburgo, si realizzerebbe che la vita di Carlo, il suo carattere, il suo onore e la sua fedeltà sono segnati da un’ispirazione universale e sono rivolti a tutti – senza distinzioni di politica, razza o nazionalità.

Le tre domande sovra menzionate sono quindi completamente irrilevanti per il soggetto. La domanda che andrebbe la pena di porre è: “perché Carlo d’Austria è degno di essere beatificato?” La risposta è multipla: perché il venerabile Carlo era un uomo di fede, un uomo di famiglia, un cristiano, un monarca cattolico, un risoluto pacifista ed un fautore del volere di Dio.

UOMO DI FEDE

Carlo divenne imperatore nel 1916, durante la prima guerra mondiale. Nel breve periodo del suo regno, egli si impegnò permanentemente per la pace tra i belligeranti. Dal punto di vista sociale era molto progressista e creò diversi servizi per il bene del suo popolo. A questo riguardo primeggiava rispetto ai suoi colleghi Capi di Stato. A conclusione dei combattimenti, l’impero si trovò in una fase di crollo totale, e poco dopo Carlo sarebbe stato costretto a dimettersi dal governo. In seguito egli fu mandato in esilio in Svizzera da dove tentò due volte di riguadagnare la corona ungherese grazie al supporto del Vaticano, del Primo Ministro francese e di diversi lealisti in Ungheria, tuttavia entrambi i tentativi fallirono. Fu poi inviato nell’isola di Madera, dove morì pochi mesi dopo, il I aprile 1922 a soli 34 anni.

Fin da ragazzo, Carlo d’Austria dimostrò consapevolezza della presenza di Dio e del dovere cristiano. Da bambino amava pregare con la mamma, l’Arciduchessa Maria Josefa nella Messa giornaliera ed erano noti i suoi atti caritatevoli. Conosceva bene le preghiere che un giovane cattolico a quella età imparava e le amava tutte, soprattutto il rosario. Da adulto poi adorava fare pellegrinaggi ai santuari di Maria.

Sin da giovane si preoccupava per i bisognosi ed i poveri e faceva lavori particolari in casa per guadagnare dei soldi da dare ai poveri. Ci sono dei registri di quando aveva 18 anni che riferiscono sulle sue donazioni e anche come Imperatore continuò la sua vita caritatevole in privato. Abbiamo inoltre una testimonianza di una delle sue assistenti la quale aveva il compito di distribuire le elemosina della casa reale. Un giorno ella informò l’Imperatore che non c’erano più soldi e Carlo rispose: “Il bisogno è così grande, trova i soldi da un’altra parte e distribuisci quelli”.

Il venerabile Carlo tutta la sua vita amava pregare. Riceveva la santa comunione tutti i giorni e alla fine della Messa pregava “veni creator”. Pregava la mattina, il pomeriggio, la sera e il rosario tutti i giorni. Frequentemente pregava le litanie del Sacro Cuore, la Beata Vergine Maria e San Giuseppe; era inoltre membro della confraternita di nostra Signora e indossava lo scapolare. Carlo era molto devoto nell’adorare i sacramenti e poteva passare felicemente le ore adorandoli. Egli pregava in qualsiasi occasione, a casa, in ufficio e sul campo di battaglia; incoraggiava i suoi soldati a pregare e spesso chiedeva a coloro che gli stavano intorno se volevano aggiungersi a lui in preghiera prima di iniziare un incontro o qualche azione. Inoltre l’Imperatore aveva una particolare devozione per gli angeli soprattutto per San Michele, l’arcangelo che divenne santo patrono dell’esercito imperiale.

Carlo d’Austria obbediva al Padre Santo, riconoscendolo come il vicario di Cristo; trattava con molto rispetto i vescovi ed i preti. Egli era conosciuto come uomo leale, gentile, generoso e compagno gioviale che visse il suo destino senza artifici. Dalle testimonianze di coloro che lo conoscevano bene, è evidente come il futuro beato affrontò seriamente il suo destino e rafforzò la sua relazione con Dio, seguendo devotamente gli insegnamenti della chiesa cattolica.

DEVOTO CRISTIANO E UOMO DI FAMIGLIA

Da giovane ragazzo molto spesso l’arciduca Carlo usava giocare spesso con i figli del duca Roberto di Parma nella loro casa a Schwarzau, la quale era vicina a Reichenau dove Carlo viveva da ragazzo. Quando iniziò a cercare moglie seriamente egli si ricordò della giovane principessa Zita dei Borboni di Parma, una dei 24 figli del duca Robert. La madre di Carlo inizialmente aveva cercato di interessarlo a una delle sorelle più grandi di Zita ma il suo cuore ormai era stato puntato su Zita. Dopo breve tempo il loro fidanzamento venne annunciato il 13 giugno 1911 e si sposarono nella cappella di famiglia dei Borboni di Parma a Schwarzenau il 21 ottobre 1911. La loro unione portò otto figli: Otto, Adelheid, Robert, Felix, Karl Ludwig, Rudolph, Charlotte ed Elizabeth (la quale nacque dopo la morte di Carlo).

Carlo e Zita erano entrambi devoti cattolici e sin dal principio portarono la fede nella loro relazione. Carlo fece la proposta di matrimonio a Zita di fronte al santuario della beata Maria di Mariazell. Il ritiro per il loro matrimonio fu accompagnato dal famoso prete gesuita, padre Karl Maria Andlau e la sera del loro matrimonio Carlo disse a Zita: “ora dobbiamo aiutarci reciprocamente per arrivare al paradiso”. La sua devozione per la Beata Madre appare sull’anello di unione dove fece incidere la seguente antifona: “Sub tuum praesidim confugimus, sancta Dei Genetrix” (ci rifuggiamo sotto la tua protezione, O Santa Madre di Dio).

La cerimonia fu condotta da monsignore (in seguito cardinale) Bisleti, legate del Papa Pio X, il quale lesse una beatificazione nuziale scritta dal Papa presentando anche la coppia come un suo dono. Durante la loro luna di miele tornarono a Mariazell in modo che la loro unione fosse protetta anche della Beata Vergine Maria.

Carlo e Zita vissero un’amorevole relazione, ognuno aveva trovato la propria anima gemella. Erano sempre devoti, sostenendosi l’un l’altro e professavano gli stessi valori cristiani. Crebbero i loro figlio in questo contesto ed ognuno era un dono caro di Dio. Gli insegnarono le preghiere e il catechismo appena erano i grado di capire e fu lo stesso Carlo a dare loro molti di questi insegnamenti religiosi. La famiglia pregava insieme giornalmente ed osservavano la devozione del primo venerdì del mese. Quando Otto, il figlio più grande, fece la prima comunione, il venerabile Carlo consacrò la propria famiglia al Cuore di Gesù. Allo stesso modo la prima comunione degli altri figli era una evento importante e veniva celebrato con speciale gioia.

Come padre Carlo era molto amorevole, incoraggiante e devoto. Durante importanti avvenimenti come la guerra, il rigetto, la povertà e l’esilio, i suoi figli gli portarono molta gioia e conforto. L’unica consolazione nel perdere il trono era quella di poter dedicare più tempo con sua moglie e la famiglia. Questi momenti di unione, trascorsi leggendo nella stessa stanza, giocando e pregando insieme e durante le passeggiate all’aperto ed altre attività ancora come la caccia, la pesca ecc., rappresentano tutte un immenso tesoro per l’Imperatore. Sul letto di morte egli pregò per i suoi bambini chiamandoli singolarmente per nome ed una delle preghiere più frequenti era: ”Proteggi i miei piccoli. Lasciali morire piuttosto che commentano un peccato mortale – mantienili nel corpo e nell’anima”.

MONARCA CATTOLICO

La monarchia degli Asburgo aveva una lunga relazione con la Chiesa cattolica romana. Come discendente politico del sacro romano impero, gli Asburgo avevano doppia responsabilità, mantenendo sia il potere spirituale che temporale. In questo contesto la monarchia austro-ungarica era sia capo dello stato che della chiesa; tuttavia bisogna notare che nonostante gli Asburgo fossero imperatori apostolici, le loro maestà divulgarono la fede della chiesa cattolica appoggiando il bene spirituale ma allo stesso tempo erano tolleranti nei confronti dei fedeli non cattolici del loro impero. Ebrei, Mussulmani e protestanti erano protetti dalla corona ed avevano il permesso di professare la in pace propria fede. Carlo era perfetto in questo ruolo ed è un ottimo modello di un capo di stato che diligentemente ha combattuto per il bene spirituale e temporale del suo popolo.

Per poter governare costituzionalmente nella parte ungherese della doppia monarchia era necessaria l’incoronazione. Poichè la prima guerra mondiale era alle porte e bisognava agire in fretta, l’incoronazione a Budapest venne anticipata ma fu comunque celebrata con grande solennità. Carlo e Zita si prepararono spiritualmente a questo evento che rappresentò una commovente esperienza per entrambe e nutrì le loro anime. Furono consacrati e incoronati come Maestà Apostoliche dal primato cardinale ungherese. Dopo aver ricevuto la santa comunione gli venne conferita la commissione di mantenere la costituzione ungherese e il bene della Chiesa cattolica romana.

Carlo prese molto seriamente i due mandati; si sforzò di prendere corrette decisioni etiche e morali nonostante avvolte sarebbe stato più facile chiudere un occhio riguardo alcune questioni e forse gli avrebbe per sino permesso di mantenere il trono. Ogni decisione, azione o legge era frutto di una deliberazione etica e morale, secondo il criterio per cui tutto ciò che veniva proposto avrebbe rinforzato sia il bene spirituale che temporale del popolo. Queste due funzioni secondo lui non potevano essere separate in quanto erano mandati venuti in sacra fiducia da Dio attraverso gli auspici della Chiesa.

Egli mantenne la sacra fiducia in tutto quello che praticava. A casa l’imperatore Carlo stabilì un Ministero per il benessere sociale – il primo di questo genere al mondo- la cui missione era di occuparsi delle questioni sociali, del benessere dei giovani, disabili di guerra, vedove e orfani, assicurazione sociale, diritti e protezione sul lavoro, posti di lavoro, come anche della disoccupazione e della protezione degli emigrati. Perdonava la pena di morte quando possibile e stimolò i ministri ungheresi ad emanare il suffragio universale in Ungheria (purtroppo i ministri resistettero alle sue istruzioni e il suffragio non fu promulgato durante il regno di Carlo). Inoltre Carlo ordinò che il razionamento fosse istituito a palazzo come in tutta Vienna; metteva a disposizione i cavalli e le carrozze della corte per rifornire di carbone i viennesi, combatteva contro l’usura e la corruzione e donò molti beni personali distribuendo elemosina oltre i propri limiti.

Andava tra la sua gente, soffrendo con loro e confortandoli con la sua presenza e la sua parola. I sudditi lo chiamavano “l’imperatore del popolo”, titolo che gli fu più caro dei titoli nobili e reali.

Sul fronte di guerra l’imperatore fermò i bombardamenti strategici su civili, popolazioni ed edifici, limitò l’uso di gas iprite ed era contrario alla lotta dei sottomarini come alla posa di mine nei porti. Abolì le punizioni militari che legavano le corde alle caviglie, proibì duelli e fustigazioni. Decretò l’amnistia per tutti coloro che erano stati condannati da corti militari o civili a causa di alto tradimento, insulti alla famiglia reale, disturbo dello spazio pubblico, ribellione ed agitazione. Rischiando la propria vita egli visitava i soldati delle prime linee e negli ospedali dando loro tutto il supporto morale che poteva ed osservava la battaglia in prima persona. Come supremo comandante, Carlo non spediva i suoi soldati dove lui stesso avrebbe avuto paura di andare. Per la sua caratteristica di apparire inaspettatamente a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, i suoi soldati lo denominarono “Carlo l’improvviso”. La sua presenza ispirò coraggio e valore.

Moralmente, l’imperatore si preoccupava per il benessere spirituale del popolo. Aveva piani per costruire molte chiese nei dintorni di Vienna per facilitare l’accesso a tutti i viennesi. Insisteva inoltre che il nome di Dio fosse nominato in tutte le leggi come negli atti perché dovevano venire dall’amore per Dio e per il prossimo. Emanò leggi che tutelavano i lettori da materiale di lettura osceno, si preoccupò di rifornire i soldati con buoni libri ed incoraggiò la stampa di materiale di lettura religioso, incrementando la formazione di una stampa cattolica. Anche se l’imperatore incorporò molte leggi e movimenti per arricchire la morale del popolo, principalmente gli ha portati a questo fine attraverso l’esempio della propria vita; una vita dedicata a Dio, alla famiglia ed alla propria patria.

Alla fine della guerra, le rivoluzioni iniziarono a diffondersi in tutto l’impero. A Vienna, membri del suo governo si rivoltarono chiedendogli di abdicare. Egli rifiutò con determinazione affermando: “La mia corona è un dono di sacra fiducia conferitomi da Dio. Per nulla posso abbandonare questa fiducia e il mio popolo”. Quando l’impero stava letteralmente cadendo a pezzi, e il governo austriaco si trovava in un caos totale, alla fine lo costrinsero a segnare un documento di rinuncia nel quale egli temporaneamente veniva rimosso dal governo finchè non sarebbe stata decisa una nuova forma di governo. Non era un’abdicazione vera e propria in quanto egli conservò la sua fiducia, nonostante lo avrebbe portato all’esilio e alla povertà. L’imperatore Carlo fu isolato ad Eckartsau, nella tenuta di caccia della famiglia, fuori Vienna, da dove in seguito venne mandato in esilio in Svizzera. Durante il suo esilio venne spesso abbordato da persone disoneste e gruppi che gli offrivano di ritornare al trono. Naturalmente dietro a queste proposte si nascondevano motivi egoisti personali. Egli rifiutava dicendo: “Come monarca cattolico, non farò mai un patto con il diavolo – neanche se si tratta del mio trono.” A causa del suo rifiuto di abdicare, alla fine fu mandato in esilio in Svizzera.

In Svizzera trascorse un paio di anni tranquilli con la sua famiglia ma varie richieste arrivavano dall’Ungheria pregandolo di tornare. L’Ungheria a quei tempi era ancora una monarchia e Carlo era il monarca adatto. Egli tentò due volte di reclamare il trono dal suo reggente, l’ammiraglio Horthy. La prima volta Horty lo convinse che non era ancora il tempo giusto per restaurare il trono libero e che sarebbero state necessarie ulteriori preparazioni. Tuttavia anche dalla Svizzera arrivavano continuamente richieste all’imperatore pregandolo di tornare insieme a delle relazioni che lo convinsero del tradimento di Horthy, il quale non aveva nessuna intenzione di restituire il trono. Carlo tentò una seconda restaurazione con il supporto del governo francese ed il Vaticano ma questa volta l’ammiraglio Horthy mentì agli studenti universitari di Budapest e gli armò mandandoli contro il loro onesto imperatore. Questi, convinti che l’imperatore fosse tenuto prigioniero dalle forze slovacche crearono una barriera invalicabile con l’esercito che era fedele all’imperatore. Quando l’imperatore vide che ci sarebbe stato spargimento di sangue in suo nome, invece di insistere per entrare nella capitale con le sue truppe, L’Imperatore-Re si arrese affermando: “Il ritorno del mio trono non vale lo spargimento d’innocente sangue ungherese”.

L’imperatore fu fatto prigioniero e in seguito mandato in esilio nell’isola di Madera, dove in breve tempo si ammalò fatalmente. Verso la fine della sua malattia egli chiamò suo figlio maggiore, Principe Otto, al suo fianco; voleva che il figlio erede al trono testimoniasse la fede con cui egli affrontò la morte: “Voglio che lui veda come muore un Cattolico ed un Imperatore”. Questo mostra chiaramente che Carlo percepiva i suoi mandati, spirituale e temporale, come irrevocabilmente intrecciati tra loro.

Come amorevole padre e giusto monarca, le ultime preghiere dell’Imperatore erano rivolte al popolo del suo vecchio impero. Perdonò i suoi nemici e coloro che lo tradirono e lo esiliarono. Il suo più grande desidero era quello di ritornare nella sua patria. Pregò per la patria: “Devo soffrire in questo modo, affinchè la mia gente possa riunirsi nuovamente”.

RISOLUTO PACIFISTA

Sin dal principio del suo regno, Carlo si adoperò per la pace nel suo impero. Era contro la dichiarazione di guerra e si trovava in una posizione che gli permetteva di porre fine all’inutile strage. Nel discorso espresso durante la sua ascesa al trono affermò: “Farò tutto ciò che è in mio potere per bandire gli orrori ed i sacrifici della guerra il prima possibile e rivincere per il mio popolo la santa pace amaramente mancata …”.

Il desiderio più profondo dell’imperatore era quello di porre fine alle uccisioni e le sofferenze portate dalla prima guerra mondiale. Come arciduca e militare fu testimone degli orrori che avvenivano sul campo di battaglia nei vari fronti. Come imperatore vide la sofferenza e la fame del suo popolo durante le visite nelle varie città, paesi e villaggi dell’impero. Come monarca ereditario egli intravide inoltre l’imminente destino della sua dinastia a causa dei numerosi rivoluzionari.

Carlo tentò di fare negoziazioni segrete con le forze della Triplice Alleanza. I cognati Xavier e Sixtus, principi dei Borboni di Parma che stavano servendo la milizia dalla parte dell’intesa, facevano da intermediario tra l’imperatore e i capi di Francia ed Inghilterra. I principi venivano fatti entrare di nascosto in Austria per discutere con l’imperatore riguardo alle possibili soluzioni per la guerra. Come risultato delle loro discussioni, l’imperatore scrisse una lettera confidenziale al principe Sixto la quale poteva essere mostrata alle forze dell’Intesa per indicare la buona fede di Carlo nel negoziare la pace e la sua volontà di aiutare a portare anche i tedeschi sul tavolo della pace. Concluse la lettera affermando: “Sperando che in questa maniera presto saremo in grado da entrambe le parti a porre fine a questa sofferenza di milioni di uomini e famiglie che vivono in dolore e ansietà”.

In quanto il successo di questo tentativo poggiava interamente sulla confidenzialità, ci fu un grande scandalo durante una disputa tra il ministro degli esteri austriaco, conte Ottokar Czernin e la nuova direzione dei francesi. I contenuti della lettera furono svelati e durante le conseguenti accuse e rifiuti dai vari ministri, l’influenza di Carlo sugli alleati era compromessa e la sua posizione con le forze dell’Intesa come reale strumento per la pace era rovinata. L’iniziativa della pace cadde, la guerra fu prolungata ed iniziarono i giorni più sanguinosi risultando nella perdita di oltre due milioni di vite.

Nonostante la “questione di Sixto” terminasse le negoziazioni di pace, Carlo non si arrese nel perseguire la pace. Egli chiarificò che la sua primaria posizione era quella di porre fine alla guerra al più presto possibile e in quanto lui non era uno dei belligeranti originari, era la persona ideale per porre fine alla guerra. Durante la seconda metà del suo regno ordinò che le negoziazioni fossero continuate. Questa volta le discussioni avevano luogo in Svizzera tra il conte Czernin per l’Austria - Ungheria e conte Armand per la Francia. Gli incontri continuarono quasi fino alla fine della guerra ma sfortunatamente le discussioni non portarono a nulla.

Un’altra strada per la pace sostenuta da Carlo era rappresentata dalla proposta del Papa Benedetto XV. Carlo accettò la proposta incondizionatamente. Rispondendo in una lettera datata il I agosto 1917, in cui scrisse al Papa che sin dai primi giorni del suo regno pensava alla pace e continuava:

…abbiamo espresso la speranza di trovare la pace per l’Austria - Ungheria liberando le future vite dal rancore e dalla rivincita e per proteggere le generazioni a venire dall’uso delle armi. Allo stesso tempo, il nostro governo non ha smesso di ripetere la costante chiamata per la pace – una chiamata sentita da tutto il mondo – la quale esprime il desiderio e l’accordo tra il popolo della monarchia austro-ungarica per porre fine allo spargimento di sangue in accordo con il piano per la pace che Sua Santità si trova di fronte.

Tuttavia gli altri belligeranti si rifiutarono totalmente in quanto questo piano basicamente ristabiliva i confini pre guerra. Gli altri combattenti volevano che la guerra continuasse per i propri fini egoistici. Gli italiani per esempio voleva che andasse avanti perché le forze dell’Intesa promisero loro ogni territorio austriaco che avessero occupato – gli italiani non occuparono nessuna terra promessa. I francesi volevano continuare per vincere, punire la Germania e prendersi l’Alsazia e la Lorena. Anche gli Inglesi volevano essere in una posizione dominante alla fine della guerra in modo da poter negoziare meglio i termini. In fine in quanto i tedeschi a quei tempi stavano vincendo, volevano continuare così alla fine avrebbero potuto espandere ulteriormente il proprio territorio.

Quando gli Stati Uniti d’America entrarono in guerra, la marea iniziò a rivoltarsi contro la Germania e l’impero austro-ungarico. Inoltre quando il presidente Woodrow Wilson propose i suoi famosi quattordici punti, l’imperatore Carlo gli accettò tutti incondizionatamente. La guerra sarebbe potuta finire allora, ma la Francia e gli Stati Uniti sorprendentemente riconobbero un gruppo di fuggiaschi di Boemia a Parigi come legittimo governo cecoslovacco in esilio invece di accettare la conformità dell’imperatore Carlo alla richiesta di Wilson. Gli altri gruppi etnici e nazionalità dell’impero riconobbero la possibilità per l’indipendenza ed iniziarono a dichiarare la separazione dall’impero austro-ungarico. La Francia e gli Stati Uniti gli incoraggiarono e in questo modo l’impero veniva smantellato da dentro e da fuori – senza che Carlo potesse fare nulla per fermare il processo.

È indisputabile che Carlo fece tutto quello che era in suo potere per portare la pace nel suo impero e in Europa. Persino scrittori dai paesi nemici riconobbero questa caratteristica. La scrittrice francese di satire e novelle, Anatole France, scrisse:

L’imperatore Carlo era l’unico uomo decente che uscì dalla guerra in una posizione di capo, e allo stesso tempo era un santo ma nessuno lo ascoltò. Sinceramente cercava la pace e per questo è stato disprezzato da tutto il mondo. Una bellissima occasione andò persa.

Anche Herbert Vivian, uno scrittore inglese, scrisse più avanti nella sua vita sul suo incontro con l’imperatore:

Carlo fu una grande guida, principe della pace che voleva salvare il mondo dalla guerra; capo di stato con idee per salvare il suo popolo dai complicati problemi dell’impero; un re che amava la sua gente, un uomo senza paure, anima nobile, distinta, un santo dalla cui tomba arrivano benedizioni.

“SIA FATTA LA TUA VOLONTÁ”

Il 9 marzo l’imperatore accompagnato dai figli maggiori andò nella città di Funchal per comprare un regalo per il compleanno di Karl-Ludwig il quale avrebbe compiuto quattro anni il giorno seguente. In cima alla montagna, dove vivevano, l’aria era densamente nebbiosa, fredda e umida; mentre in basso la città era calda ed assolata. Al loro ritorno, l’imperatore si era accaldato con lo sforzo e non era vestito in modo appropriato per il clima più fresco in cima alla montagna. Questo gli causò un problema cronico ai polmoni di cui soffriva da vari anni. Un paio di giorni dopo Carlo tornò a Funchal e questa volta al suo ritorno si mise a letto esausto, con tosse e febbre alta. In quanto non poteva permettersi un dottore, tardarono a chiamare un aiuto medico e la sua malattia peggiorò sviluppandosi in polmonite ed influenza.

Quando finalmente arrivarono i Dottori, Carlo era ormai seriamente malato e in un debole stato. Lo iniettarono con canfora, trementina e caffeina; usarono bendaggi di mostarda, e piccoli palloncini d’ossigeno quando disponibili. Alla fine disperati, gli applicarono dei bicchieri surriscaldati dietro la schiena, procedura molto dolorosa, finalizzata ad aspirare l’infezione dal corpo.

Nonostante la sofferenza, l’imperatore Carlo non si lamentava mai del dolore e l’agonia. Infatti era più preoccupato dei problemi che dava in casa e della possibilità di poter contagiare qualcuno. L’estensione della sofferenza era evidente quando fu sentito dire a se stesso: “che fortuna che c’è confidenza nel Sacro Cuore di Gesù. Altrimenti sarebbe stato impossibile sopportare tutto questo”. La devozione di Carlo per il Sacro Cuore era particolarmente forte.

Dovunque andava portava con se un’immagine del Sacro Cuore che teneva sotto il suo cuscino. Durante la fine della malattia egli teneva anche una reliquia della vera croce, reliquia di seconda classe del Papa Pio X ed una reliquia di Br.Conrad.

Sua moglie rimase con lui durante questa dura prova. Lo teneva, lo calmava e pregava con lui. Egli pregava per suo figlio maggiore come per tutti i suoi bambini. Perdonò i suoi traditori e pregò per i suoi cittadini. La sera prima di morire pronunciò: “Devo soffrire in questo modo così i miei popoli possono unirsi di nuovo”. Ma la sua preghiera più frequente era: “Sia fatta la tua Volontà!”.

Il mattino dell’ultimo giorno egli sussurrò a sua moglie: “ti amo incessantemente” e lei lo mantenne tra le sue braccia per il resto del mattino. Egli pregò ad alta voce: “Gesù, io vivo per te, per te muoio, caro Gesù vieni!” L’imperatore riposò un poco. Più tardi chiese la santa comunione la quale gli venne data dal padre Zsambòki, consacrandolo un’ultima volta. L’eucaristia venne esposta nella sua stanza ed egli pregò in presenza di Dio. Pochi minuti prima di morire egli pregò: “Sia fatta la tua volontà. Gesù, Gesù, vieni! Si – si. Mio Gesù, come vuoi tu – Gesù”. Poi sussurrò “Gesù” dolcemente e morì. Era poco dopo mezzogiorno Sabato il I aprile 1922. Aveva soli 34 anni.

CONCLUSIONI

Ora dovrebbe essere chiaro perché le tre domande all’inizio di questo saggio non sono importanti; non lo sono in quanto la storia del venerabile Carlo ha un appello universale. La sua storia tocca i nord americani, i latinoamericani, gli asiatici, gli africani e gli europei. Il suo destino ha ispirato uomini e donne cattolici, padri e mariti, uomini politici, militari, come capi di stato. La sua influenza arriva oltre i confini dell’Austria e del vecchio impero austro- ungarico, abbracciando tutto il mondo con il suo esempio di vero cristiano.

  • In un mondo in cui molti non credono in Dio – abbiamo bisogno della fede dell’imperatore Carlo.

  • Dove il mondo è indifferente ai poveri ed ai bisognosi – abbiamo bisogno caritatevole di Carlo.

  • Dove l’aborto è percepito come controllo di nascita e le nascite illegittime superano il numero di nascite in coppie sposate – abbiamo bisogno della compassione e dell’amore dell’imperatore Carlo per la vita umana.

  • Dove il numero di coppie coabitanti senza il beneficio del matrimonio è altissimo – abbiamo bisogno del esempio di Carlo d’Austria per il matrimonio cristiano.

  • Dove il divorzio è imperverso e l’assenza di padri è troppo comune – abbiamo bisogno dell’amore costante di Carlo per la moglie ed i propri figli.

  • In paesi in cui i politici contano sui voti per creare la propria politica invece di contare su principi morali ed etici – abbiamo bisogno della convinzione morale dell’imperatore Carlo.

  • Dove i politici cercano il posto per il guadagno personale – abbiamo bisogno dell’altruismo del re Carlo d’Ungheria.

  • Dove politici cattolici votano contro gli insegnamenti cattolici e la loro coscienza per mantenere il posto – abbiamo bisogno della fedeltà negli insegnamenti della chiesa esibiti dall’imperatore Carlo.

  • Dove le leggi sono fatte per agevolare i ricchi invece che i poveri…abbiamo bisogno dell’esempio dell’amore di Carlo e le sue preoccupazioni riguardo alla persone di qualsiasi razza e classe sociale.

  • Dove la guerra, il conflitto e la discordanza abbondano – abbiamo bisogno della passione per la pace dell’ultimo monarca degli Asburgo.

  • Dove milioni di persone soffrono di malattie ed infermità – abbiamo bisogno dell’esempio di Carlo il quale concludeva tutti i processi e tribolazioni con queste parole: “Sia fatta la tua volontà”

Il venerabile Carlo d’Austria deve essere beatificato! Non perché lui ne abbia bisogno ma perché noi abbiamo bisogno del suo esempio, frutto d’ispirazione ed altruismo.

VENERABILE CARLO D’AUSTRIA – PREGA PER NOI!